L’inutile cremazione

Citta’ del Messico
Le stanze segrete di Frida

di Dolores Miranda

Hilda Trujillo e’ la direttrice del Museo Frida Khalo e Diego Rivera a Mexico City, al civico 247 di via Londra, nel quartiere di Coyoacan. In queste settimane, Hilda e’ particolarmente emozionata. La mostra dedicata al centenario della pittrice, una delle personalita’ femminili piu’ complesse e affascinanti del secolo Novecento, ospita per la prima volta i tesori delle “stanze segrete” di questa casa-museo, la Casa Blu”, dove Frida nacque il 6 luglio 1907. Dove espanse il suo genio d’artista, e dove visse la sua tempestosa relazione di coppia con Diego Rivera, il celebre muralista messicano. Che, alla sua morte, apri’ la casa al pubblico, trasformandola in museo tutto da visitare, tranne per l’appunto per due piccole stanze da bagno, che lui stesso fece murare. Le ”stanze segrete” di Frida. Sigillate nel 1954, e rimaste tali per oltre cinquantanni, senza che nessuno degli eredi della coppia si sia mai lasciato scappare una sola parola al riguardo, le stanze murate della “Casa Blu” sono state aperte nel 2004 dalla direttrice del museo Hilda Trujillo, accompagnata da un notaio, un avvocato e un rappresentante della Banca del Messico.Quello che conservavano, e che andiamo adesso a raccontarvi, e’ come uno scrigno prezioso nella caverna dei tesori; uno scrigno ricolmo che adesso ci consegna una porzione intatta di vita personale e non solo. Dalla “Casa Blu”, a partire dal 1930, e per piu’ di ventanni ancora, sono passati gli amici piu’ cari di Frida e di Diego, artisti geniali, rivoluzionari appassionati e amanti segreti. Lasciando foto, scritti, appunti, schizzi, lettere, documenti. Parliamo di amici come Lev Trotskij, Andre’ Breton, Pablo Picasso…, e con loro di un pezzo di storia artistica e politica del Novecento.  

Mexico City, 1954. E’ irremovibile Diego Rivera alla morte della moglie: la casa trasformata in museo, e tutta la sua roba personale, dagli archivi alle lettere, alle foto, ai quaderni di appunti e schizzi, ai vestiti, le ciprie e i gioielli, ai busti (che Frida  porto’ per tutta la vita, da quando a diciott’anni era stata quasi uccisa da un bus)…, tutto va deposto e chiuso dentro le due stanze da bagno, e tenuto segreto per quindici anni. Hilda Truijllo preferisce non avanzare ipotesi sul perche’ di quella decisione. Calcolo d’artista? Paura dello scandalo per la libera vita amorosa della coppia? Oppure, come sostiene Pablo Ortiz,-curatore della mostra “I tesori della Casa Blu, Frida e Diego”,7 luglio/30 settembre, che per la prima volta mostra al pubblico una parte dei reperti trovati-:”Rivera fece semplicemente quello che aveva gia’ fatto il suo amico Lev Trotskij decidendo di lasciare i suoi archivi all’universita’ di Harvard, con l’ordine di aprirli solo anni dopo.”.

1957. Muore Diego Rivera, accudito da Dolores Olmedo, una delle antiche modelle che l’artista ha ripreso a frequentare dopo la morte di Frida. Dolores, militante della Societa’ delle Donne Messicane, sara’ anche la sua esecutrice testamentaria, ed e’ lei a decidere che le stanze murate della Casa Blu saranno aperte ancora piu’ tardi di quanto disposto dall’artista, solo dopo la morte di lei. 

2003, Dolores muore, piu’ che ottuagenaria. E cosi, un anno dopo, la direttrice Trujillo e i funzionari preposti all’apertura delle stanze e all’inventario del contenuto, si ritrovano davanti alle porte delle due stanze murate. Trujillo ha cosi’ raccontato quel momento, “alle dieci del mattino dell’otto dicembre del 2004, abbiamo aperto la prima porta, quella della stanza da bagno vicino alla camera da letto di Rivera, al piano rialzato. Era sigillata, e ricoperta da carta da parati. Il cuore mi batteva forte: che cosa avremmo trovato, dentro? E il tempo,  cinquantanni, era trascorso con quali conseguenze? Aprimmo. Il pavimento era ricoperto da uno strato compatto di polvere, come tutto il resto. C’era odore di muffa, e anche di pipi di gatto: un vetro si era rotto e chissa’ quante generazioni di mici erano andate e venute per quella finestra! Ma, oltre tutto questo, Mio Dio!: c’erano decine di casse e di scatoloni di cartone impilati uno sull’altro, in mezzo a fasci di giornali ingialliti legati con lo spago, a cataste di libri e cianfrusglie di ogni tipo. Siamo quindi saliti al primo piano, alla stanza da bagno accanto alla camera da letto di Frida, dove riposa la sua urna funeraria. Quando abbiamo aperto questa seconda porta, non potevo credere a quello che i miei occhi stavano vedendo…”.

In sostanza, i mobili e tutta la vita quotidiana di Frida e della casa erano stati ammassati li’ com’erano mentre lei era in vita. Un quotidiano fermato dall’orologio della morte, e conservato intatto per cinquantanni. Armadi con centinaia di abiti, busti e gioielli precolombiani fin dentro la vasca da bagno, cuffie, trucchi e rossetti, scatole e scatoline da tavolo con dentro di tutto, dai fori secchi ai biglietti dell’autobus, alle ricevute bancarie, ai conti della spesa, alle ricette mediche, alle foto, alle lettere, ai libri, a centinaia e centinaia di riviste, di giornali… L’inventario redatto dal gruppo di funzionari parla di 22.105 documenti, 3.874 riviste, altre 3.000 pubblicazioni varie, 2.170 libri, 168 vestiti, 11 busti, 212 disegni, calchi e schizzi di Diego, e 102 di Frida. Le fotografie sono 5387, in mezzo alle foto di Frida ci sono scatti di Brassaï, Man Ray, Pierre Verger, Marcel Duchamp, André Breton, Henry Ford. C’e’ una piccola foto della fotografa Georgia O’Kieffe, la sola donna di cui si sia trovata prova scritta che fu la sua amante. E una foto sbarazzina di Frida, lo sguardo seducente, stesa sul letto, il lenzuolo abbassato sui fianchi, lei che l’amputazione della gamba costringeva a letto, e che scegliendo di essere cremata dopo la morte aveva detto “Non voglio piu’ stare coricata.”.

Tra i reperti trovati alla rinfusa, ci sono anche alcuni veri tesori, come gli orecchini d’avorio a forma di mani regalo di Pablo Picasso; uno schizzo di Diego che si credeva perduto, ritrovato in fondo ad un cassetto; le lettere d’amore e d’arte del pittore surrealista Yves Tanguy. C’e’ uno schizzo a matita dove Frida si disegna nuda, donna bionica cerchiata di ferro con una gamba di legno, e la didascalia accanto alla firma “Le apparenze sono fallaci”. Altri schizzi si scoprono sfogliando i libri, disegnati a matita sul margine e sopra il testo. Ma la parte piu’ cospicua, oltre alle fotografie, e’ rappresentata da migliaia di documenti, appunti, relazioni, note, lettere che si riferiscono alla militanza politica della coppia, al socialismo e al comunismo (Frida si era iscritta al Partito Comunista nel 1928, a ventunanni;Diego,ventanni piu’ grande di lei,stava nella Lega Comunista Internazionale). Ci sono edizioni diverse dei libri di Karl Marx, di  Fredric Engels, di Lev Trotskij; versioni dei manifesti di Diego Rivera e di Andre’ Breton “per un’arte rivoluzionaria indipendente”; relazioni sulla IV Internazionale; lettere con Jose’ Mella, fondatore del Partito Comunista Cubano sulla situazione a Cuba; scambi di telegrammi sul golpe del 1954 di Jacopo Arbenz in Guatemala, con notazioni sull’aiuto della CIA. Conservati in un cassetto, un numero della rivista Tribuna Marxista del 10 novembre 1938 con un testo di Trotskij e un’articolo di Rivera su “La lotta di classe e il problema indigeno”, e fasci di lettere del rivoluzionario russo tra cui una, datata 23 giugno 1937, e indirizzata a Rivera, nella quale Trostskij scrive: “Caro amico, voi sapete che non mi lamento della politica messicana in generale, e dell’azione della Lega Comunista Internazionale (sezione messicana) in particolare. Ma alcune dichiarazioni della Lega che afferma la sua solidarieta’ al trotskismo, mi obbligano a mettere le cose a punto.[…] Il sabotaggio della produzione o dei trasporti non significa abbassare i prezzi ma alzarli.[…].Sono sicuro che voi siete della mia opinione.”. 

Solo il 5 per cento del tesoro delle camere murate fa parte della mostra inaugurata il 7 luglio; il resto sara’ digitalizzato e potra’ essere consultato a partire dal prossimo autunno sul computer, al museo Anahuacalli, a Coyoacan, dove e’ esposta la collezione d’arte preispanica di Diego Rivera.

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