La nave dei folli

La nave dei folli di Sebastian Brant, scritto nel 1494, si ispira alla consuetudine di caricare i malati di mente su una nave che poi viene lasciata alla deriva in mare aperto…

  Nel ’400 e nel ’500 è compito dell’Inquisizione non spegnere  i matti, ma accenderli nelle piazze, colpevoli di stregoneria o eresia.

Nella seconda metà del ’500, la follia comincia ad apparire come malattia. La miseria non è più un segnale di Dio che consente la carità, ma confusione disturbatrice dell’ordine comunitario. I matti hanno sempre fatto paura, per secoli sono stati murati vivi nei manicomi, additati quali peccatori senza salvezza. Fino a non molto tempo fa si legavano ai letti, si praticava loro la lobotomia  asportando una parte dell’encefalo che riduceva “i matti” come piantine di basilico, l’elettroschock. L’incomprensibile fa paura,  e si costruiscono muri dentro i quali la “differenza” sarà non più arsa ma spenta.

“Il pontefice Innocenzo XII, emana un editto per la «reclusione dei poveri» il 2 ottobre 1692. E’ un tentativo per arginare la dilagante presenza di mendicanti a Roma, oltre che l’incombente rischio della diffusione della peste che ai primi del 1691 già si sospettava presente al sud in terra di Bari. A Macerata solo a fine Settecento  la Segreteria dello Stato Pontificio permetterà l’istituzione di un Ospizio per malati di mente nel Torrione delle mura castellane, presso porta S.Giuliano. I folli saranno poi trasferiti, per un breve periodo, nella chiesa delle suore Domenicane fino al "proto-manicomio" di mons. Benedetto Cappelletti che nel 1822 adibisce ad ospizio per folli una ex fabbrica di cera, periferica alla città, dove in precedenza erano stati ospitati albanesi, prostitute e luetici.”

 

Agli inizi dell’ottocento i manicomi ospitano i dementi, i sifilitici, coloro affetti da malattie croniche della pelle, semplici  fastidi ai nervi, l’epilessia, uno scandalo familiare.

Ferri alle finestre, pavimenti in pietra con un canale di scolo per urine, escrementi, lacrime e parole. Freddo. Letti di paglia, gabbie per i più folli.

“Il manicomio o morotrofio o asilo (il nome di ospedale compare nel 1881) è programmato come luogo alternativo a un mondo esterno travagliato e sconvolto e pensato come una cittadella ideale, di cui il direttore non è solo medico ma ha tutti i poteri possibili, fisici e morali.”

E’ documentato che le principali cause di pazzia nelle donne fossero: alcolismo, tristezza da parto, disturbi mestruali, la gelosia, l’amore, o l’amore esagerato per Dio. L’essere troppo ambiziose o mostrare maniere poco femminili. Simili le cause per gli uomini, con l’aggiunta del danno relativo all’eccessivo studiare.

La follia veniva imprigionata e curata con corsetti di forza, con maniche di cuoio, catene ai letti o ai tronchi d’alberi del cortile. Con purganti, salassi, bagni tiepidi o bagni nel ghiaccio. Con oppio per i più ostinati. Con anelli ai muri dai quali dondolare. Con il digiuno.

 

“Quanto più l’attenzione alla cura dei folli perde i connotati della "carità cristiana" e viene a definirsi secondo i canoni delle nuove scienze positive, tanto più le istituzioni, inizialmente deputate in modo molto improvvisato e provinciale alla ospitalità dei folli, si organizzano per la cura prima ancora che dei folli, della follia: «Noi lasciamo ora da parte tutte le discussioni oziose sulla natura dell’anima, sulla distinzione delle "facoltà" mentali, e sul modo di conciliare la loro "forma" diversa col principio sostanziale dello spirito; anche il problema astratto dei rapporti dell’anima col corpo ha perduto per noi il suo interesse… Ciò che cerchiamo nel pazzo è il malato»

 

La clinica ha dunque bisogno di un luogo preciso, i vecchi conventi non servono più. L’affermarsi di una nuova generazione borghese esaurisce la delega ai religiosi e alle confraternite. Non più benefattori o intellettuali illuminati ma amministratori e tecnici si assumono la preparazione di metodi razionali di controllo.

Così per la prima volta il governo nel 1881 si occupa di alienati e di manicomi.Tuttavia è soprattutto nel Sud che il fascismo esprime una politica psichiatrica: Siracusa, 1930-35; Bisceglie, 1933; Agrigento, 1931; Reggio Calabria, 1932; Trapani, 1934.

     L’amministrazione di Reggio Calabria proclama all’inaugurazione dell’ospedale: «Il problema dell’assistenza ospedaliera ai malati di mente non è un capitolo del bilancio o una semplice questione amministrativa, è un problema etico-sentimentale, è un’affermazione morale e umanitaria… i poveri folli nostri, riuniti in un ospedale modernamente attrezzato, sorriso dal cielo e dal mare, curati con ogni amore e con ogni mezzo che la scienza offre, benediranno il Duce, animatore di ogni opera di umana redenzione». E ancora.

«Bisogna difendersi contro i fattori di decadimento mentale; occorre rafforzare le strutture psichiatriche, ricercando e sterilizzando i germi che possono agire come cause disgenetiche della Razza. L’ospedale psichiatrico sottrae alla procreazione elementi inadatti… Popoli che regrediscono verso pervertimenti istintivi e si dilaniano in costruzioni dislogiche; che sono presi da deliri collettivi, o da esaltamenti mistici, paranoici o mitomaniaci, son popoli che vanno verso il tramonto…»

 

S.D.M. e dal web

 

 

 

 

 

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